venerdì, settembre 25, 2009

Motivazione, Valori ed Interessi

Motivazione, Valori ed Interessi.

Un titolo non banale direi per un'ora e mezza di intervento nell'ambito di un corso di formazione aziendale a cui ho partecipato a valle della compilazione di un questionario interno che ha misurato i punti di forza e le aree di miglioramento secondo 10 dimensioni (senso di appartenenza, edonismo, denaro,...).
L'interesse della platea non è mai sceso perchè Marco Grazioli è un buon oratore con una elevatissima capacità di sintesi e pragmatismo.
Riporto qua alcuni spunti degni di riflessioni e ricordiamoci ogni giorno di applicarci per mantenere ma anche consolidare le proprie eccellenze individuali.
  1. E' evidente (ma spesso lo dimentichiamo) che le cose che ci motivano meno sono quelle che già abbiamo.
  2. Esercitate l'immaginazione ed ogni tanto tornate bambini); il motto è sempre quello: lavorare sodo e divertirsi molto.
  3. Definite canali per esprimere idee.
  4. Le fascie di età in azienda diventano sempre più fattore discriminante per la motivazione e per la percezione dei valori aziendali.
  5. L'orientamento al potere non è sempre negativo perchè durante la negoziazione riesco ad ottenere maggiore possibilità conquistare spazi nell'organizzazione.
  6. Un Leader ha quasi sempre la capacità di accoppiare potere e affiliazione.
  7. Gestire bene i criteri di equità interna serve ad esaltare ed impiegare al massimo le rispettive competenze individuali.
  8. I manager per le valutazioni dei propri collaboratori sono come i bambini con il dentifricio: ti dicono di si ma poi non lo fanno o lo fanno a modo loro o trovano mille scuse per tardare.
  9. Guardate il futuro per identificare le vere persone eccellenti da sottoporre a veri piani di sviluppo.
  10. Non lasciatevi prendere dalle ideologie regressive: correrete il rischio di immaginare eventi che capiteranno ma che in realtà sono già capitati.
Ieri sera, parlando con un importante enologo di una azienda toscana che produce vini di alta qualità, mi ha colpito questa sua affermazione:
"quando dò istruzioni per comperre diversti tipi di vino so già, con precisione, il risultato che otterrò: ne conosco le caratteristiche e ne prevedo il successo anche prima di assaggiare la miscela ottenuta".

giovedì, settembre 10, 2009

Una intensa conversazione

Una intensa conversazione, beh in realtà una specie di interrogatorio ma andatelo a chiedere al ragazzo a cui ho rivolto una raffica di domande sulla generazione dei 19. Avrei voluto continuare ma non ero preparato all'intervista: mi sarebbe servito un blocco per appunti o "uno di quei cosi che avete voi grandi, si un palmare"

Ecco, in sintesi, cosa mi è rimasto in mente:
  • la crisi c'è, è evidente: i genitori non hanno più tanti soldi da sganciare e allora la musica si scarica (tutta e non venitemi a dire che una canzone apprezzata spinge il ragazzo ad acquistare l'album), i film (quelli con meno effetti o i cartoni in 3D) si prendono dalla rete perchè i soldi - i pochi - servono per le sigarette, per la pizza e per una bevuta in disco;
  • al cinema si vanno a vedere solo i film con tanta tecnologia ed un suono spaziale: "mi rombava il sedile per quanto era prolungato il suono"
  • che li fai a fare gli sms: costano troppo. Se sai sceglierti bene la tariffa conviene più una telefonata che un messaggino. Dico io, allora il cellulare - la maggior parte ha un nokia - serve a fare telefonate e scattare foto, nulla più senza tanti fronzoli (si sa, c'è la crisi e chi te lo compra un palmare?). Messaggio per quelli che leggono le statistiche di una crescita importante delle connessioni "mobili".
  • MSN è più facile da scaricare e da usare: SKYPE? si, figo, va bene da usare con le cuffie, per telefonarsi con il pc;
  • facebook mania: non servono i blog basta scrivere quello che pensi su facebook. Lì cerchiamo sempre nuovi amici da agganciare: se ne hai tanti sei forte! Myspace? Si lo conosco, ci si trovano un sacco di band lì ma quella è roba da intenditori;
  • una "roba grossa"? I giochi on line, ormai tutti in 3D. Si conoscono anche un sacco di persone in gamba.
Conclusioni (parziali):
  1. la generazione che troveremo in azienda tra 5 anni è nata con l'idea di gruppo; di branco. La condivisione delle informazioni e la sua circolarità non è una cosa che si studia al master: ci si nasce e basta.
  2. Questi ragazzi sanno essere molto pragmatici: identificano le cose importanti e scartano quelle meno rilevanti, quando occorre.
  3. Non si innamorano facilmente della tecnologia. Sempre pronti a cambiare abitudini ed applicazioni.
  4. Seguono però le mode e si influenzano molto velocemente e facilmente tra di loro.
  5. Hanno scarsa capacità di analisi e su questo ancora devono lavorare molto. Forse, colpa della scuola.
Un'ultima cosa mi dimenticavo:

se, da ragazzo, ascoltavi Samantha Fox, sei uno che sa la storia: quella roba lì è vintage!

sabato, luglio 18, 2009

Fotogrammi e respiri d'estate

fotogrammi e respiri d'estate. L'odore delle cozze bollite appena pescate che scottano di mare al palato confuso di limone. L'upupa che canta e le cicale che non smettono: l'asfalto sulla via del mare che rilascia calure intense. L'odore di sterco e di pece al parco dei cani ed il vento che attraversa i pini e discorsi distratti. Il tintinnio dei piatti all'ora della cena nelle case bianche che spalancano giardini e teli al mio girovagare con sofia respirando contesti. Il rumore del mare alle sei del mattino e la presenza di sportivi che percorrono di corsa il lungomare alle sette del mattino e non prima. Numana che si specchia nell'acqua accecata da un sole che sorge già fortissimo mentre salgo verso il Taunus in macchina, silenzioso.
Questa è Marcelli nei giorni caldi di luglio questo è il mio motivo e la mia calma che non arriva: questi sono i respiri d'estate delle mie bimbe; questi gli occhi divertiti su parabole d'acqua calda; fotogrammi di scivoli afosi e di casette di plastica e di caffè e di paste burrose e di fogli di giornale vuoti di notizie.
Questi sono i respiri di luoghi fragili, fotogrammi di momenti semplici.

domenica, giugno 14, 2009

Al Crepuscolo dolce è addormentarsi

"Al Crepuscolo dolce è addormentarsi, soave il risveglio". Il Crepuscolo è quel particolare l'intervallo di tempo dopo il tramonto dove la luminosità è diffusa.
Al Crepuscolo mi sono ritrovato in un percorso di poche stanze finemente colorate che portano, tra i muri che ricordano alcune frasi di opere leopardiane e lontani ricordi di stalle e baldacchini e profumo di cuoio e vernice e canti di grilli che provengono dalla campagna recanatese tutta colore, profumi e quiete.
La fatica di tre sorelle - di una famiglia celebre per il pregiato olio di Montefiore - ha trasformato un casale per farne un punto di accoglienza per il turista che cerca riflessioni e percorsi d'arte.
La passione di queste donne che "decidono a maggioranza" lascia rilflettere. Mi hanno raccontato, ad esempio, che per mesi sono andate in giro per l'Italia a scegliere stoffe ed arredi decidendo sempre e comunque attraverso democratiche votazioni.
Il pretesto di un compleanno diventa allora l'occasione per condividere con gli amici questo agriturimo inaugurato a fine maggio 2009.
Con orgoglio raccontano di una colazione che accoglie gli avventori accompagnata da ciambelle e crostate fatte il giorno stesso (tutto è rigorosamente fresco).
La bruschetta imbevuta di olio pregiato e la pizza sottile appena bruciata fatta di "erbette aromatiche" escono da un forno a legna sapientemente utilizzato.
Bella serata di un sabato di inizio estate e brave le sorelle Gabrielloni con il loro nuovo e prezioso crepuscolo.

sabato, aprile 25, 2009

Dei pensieri, delle emozioni e delle aspettative.

Dei pensieri, delle emozioni e delle aspettative vorrei scrivere in queste (poco più di) due righe per riassumere cosa è accaduto in una settimana.

Pensieri.
Mi è capitato di assistere una persona malata a me molto vicina e per questa ragione sto frequentando l'Ospedale Regionale Umberto I di Torrette. Un paio di pensieri:

1)c'è mancanza di comunicazione tra diversi reparti: non sembra possibile, inserendo una sola volta i risultati dell'anamnesi del paziente e tutte le informazioni necessarie, riutilizzare e condividere i dati del paziente tra diversi reparti in modo automatico.
Occorre ogni volta spiegare e trascrivere di volta in volta quando e magari è lo stesso paziente a dettare i farmaci ed i risultati delle indagini passate. Anche qui un problema di integrazione e flussi informativi. Esistono le procedure mediche e sono ben rispettate specie nell'ambito della medicina d'urgenza ma quando si tratta di far dialogare piattaforme diverse e scambiare flussi informativi allora le cose cambiano come se non si capisse che un errore nelle infinite riscritture può causare danni pari al mancato rispetto di una particolare procedura medica.

2)vi lascio le immagini che non dimenticherò e perchè anche di questo si deve parlare; ho visto visi di bimbi intubati, ho visto i loro sguardi persi nel soffitto; ho pensato a creature sospese nei loro ingiusti destini e delle consolazioni di genitori in sala d'aspetto a cercare conforto l'un l'altro. Ed il mondo fuori continua a sbatterci tra incomprensioni di piccoli uomini in piccoli uffici o tra gli insignificanti ritardi su progetti senza senso e competizioni senza soste.

Emozioni
Il 20 aprile ho partecipato a Castelfidardo (Ancona) al breve corso "Il ponte della Comunicazione" di Roberto Re. Roberto ha incontrato in poco tempo più di 25.000 persone per lanciare il programma FLY (Find the Leader in You) in tutta Italia. Certamente è la riprova di una strategia mirata alla copertura del territorio e allo sfruttamento massimo della domanda (si sa, in tempo di crisi le persone incrementano la propria predisposizione ai corsi formativi). Forse è anche un segnale di una organizzazione - HRD - un pò "Re centrica". E' da un pò che lo seguo (da quando comprai Leader di te stesso nel 2005) e non mi era mai capitato di avere la fortuna di incontrarlo ad un corso di 25 euro in Ancona. Segno dei tempi, direte.

Premesso questo assieme ad altre 350 persone, quattro ore (dalle 20 alle 24) sono stato catturato da un giocoliere della comunicazione che sa tenere alta l'attenzione (modulando sapientemente il tono di voce) e infondere "fisicità" nei messaggi (ripetuti sali-scendi dal palco e anche guardandolo capisci che di preparazione fisica ne fa quotidiniamanete).

Ecco alcuni consigli (sintetici, semplici che Roberto Re ci ha dettato seguandoci nella compilazione di alcune righe vuote "_________" di un fascicolo di 10 pagine ricevuto all'arrivo, assieme ad un libro a scelta tra "Leader di te stesso" e "Smettila di incasinarti".

1) Se vuoi cambiare a tuo favore la situazione in cui vivi cerca di comprendere il significato che associ ad essa e chiediti se puoi aver avuto una errata percezione delle cause o degli effetti legate ad essa;

2) assumi maggiori informazioni per interpretare meglio e capire i tuoi valori e quelli degli altri che sono coinvolti nella circostanza;

3) non confondere il comportamento con la "persona". Dividi il fatto dall'essere. Usa la tecnica dell'ancoraggio;

4) impara a comunicare bene i tuoi bisogni;

5) lavora molto nel migliorare la percezione delle priorità;

6) nel confronto con un'altra persona ricordati che per stabilire un "ponte" tra voi due necessariamente l'emotività dovrà essere controllata ed abbassata. Ci sono modi per fare "richieste di qualità". Richiedi non imporre, vai subito al sodo, coinvolgi l'altro nella risoluzione di una tua difficoltà. Coerentemente, cerca di dare "risposte di qualità" (ascolta bene, scusati, trasmetti disponibilità vera nel trovare una soluzione).

Trovate il gruppo di Roberto Re su facebook qui

Aspettative
Il gioco era partito con una proposta durante la cena di fine anno con il Club. Era fine dicembre 2008 e, scherzando, mi ero rivolto a Mike chiedendogli se potevamo organizzare un meeting per parlare di web 2.0.
Quello che avevo in mente era far capire alle persone che lavorano in azienda come generare maggior valore e gratificare i propri collaboratori nel produrre informazioni visibili agli altri. Ci sono grandi piattaforme oggi per far questo anche a costi contenuti. A metà gennaio 2009 eravamo al lavoro, nei ritagli di tempo, per realizzare quello che poi avreste sentito dalla rete attraverso la voce di Luca, di Fabio, di Anna e di tanti altri in rete.
Un ringraziamento anche prima di cominciare ad Adriano ed Ilaria.

Insomma abbiamo (s)mosso tutto il network che avevamo costruito ed il risultato è che:

1)8 maggio 2009 ore 14 Facoltà Economia - 110 partecipanti (al 25/4): ci sono adesioni anche dall'Emilia e dalla Lombardia! Una splendida locandina (grazie Adriano e grazie Ilaria)

2)il Rettore Pacetti apre i lavori; Luca Conti modera e Stefano Mainetti dell'Osservatorio Enterprise 2.0 di Milano inizia con lo stato dell'arte degli strumenti E2.0 in Italia.

3)due tavole rotonde con domanda ed offerta che si confrontano sul tema Enterprise 2.0 (Ardigò per IBM websphere Portal ed il caso Lamborghini, Quintarelli sui processi, user experience ed approccio architetturale, Bellucci su esperienza Indesit, Simonelli per Sharepoint) e sul tema Social Media Marketing (Massarotto consulente di internet PR, Verdinelli di Combo - Gruppo Fornari e.... Simone Brunozzi .. si.. il Tech.Evangelist di Amazon);

4) copertura giornalistica imponente per il Club: video promozionale, giornalisti ed agenzia .

Poi stiamo preparando tutto il resto (gadget a sorpresa, un coffee break davvero speciale). A chiudere l'invito speciale al battesimo di Anna Torcoletti e le ggdmarche a chiudere la serata in "geek" mode.

C'è un amico che ha organizzato qualscosa di più importante e prestigioso il 3 giugno a Milano e si chiama International Forum on Enterpirse 2.0

Noi, nel nostro piccolo, tenteremo almeno in parte di imitarlo: vogliamo realizzare ad Ancona un evento che sa di speciale: non si parla (solo) di tecnologia; si cercherà di dare aspettative concrete alle imprese marchigiane, ai piccoli imprenditori, agli uomini di marketing, dell'IT e dell'organizzazione sul valore aggiunto generato da questa onda inarrestabile di persone che vogliono in fondo sentirsi collegate le une alle altre.

In bocca al lupo... a tutti noi!

lunedì, aprile 06, 2009

Lascio in questo post gli appunti di una ricca giornata

Lascio in questo post gli appunti di una ricca giornata di lavoro al Politecnico di Milano il 25 marzo 2009 in occasione dell’evento Enterprise 2.0 al tempo della crisi: la concretezza di chi osa.
Non riassumerò i contenuti dell’indagine che ha coinvolto (oltre all’azienda per cui lavoro) un panel di 300 tra CIO e responsabili HR, Marketing e altre funzioni commerciali di medie e grandi aziende italiane.
Un questionario davvero complesso quello di Mariano Corso e Stefano Mainetti che sostanzialmente traccia l’andamento degli ambiti applicativi che costituiscono le fondamenta dell’Enterprise 2.0: Enterprise knoweldge communication (gestione dei contenuti + strumenti di comunicazione unificata) che registra un trend di Investimenti in crescita; l’Adaptive Enterprise Architecture che acquista un ruolo di rilevanza nei prossimi tre anni con l’obiettivo di ridisegnare i processi all’interno di tecnologie di portali intranet, di introduzione di componenti SOA e di piattaforme di virtualizzazione.
Infine l’ascesa dei strumenti di collaborazione (Social Network & Community) è dimostrata dal fatto che il 41% dei CIO intervistati sta introducendo internamente all’azienda i forum, wiki, feeds e nuove applicazioni per la creazione di contatti.
Leggendo i due rapporti (2008 e 2009 ) mi sembra che il lavoro del team che ha supportato i docenti (Madini e Pesoli che ho conosciuto personalmente ma anche tutti gli altri – ne ho contati almeno 12) abbia prodotto un paper piacevole da leggere, con una grafica ben curata ed arricchito con tavole di approfondimento tra le quali spunta il contributo di Gianadrea Giacoma esperto in psicologia che da tempo studia le interazioni tra uomo e macchina nei flussi di lavoro in azienda.
Alcuni prima di me hanno riassunto bene i dati della giornata: ho trovato un post ed un sito di giornalisti professionisti.

Vi lascio tuttavia un resoconto di alcuni key concept che mi hanno colpito.

Le presenze.
Le iscrizioni il giorno prima dell’evento sono arrivate a quota 1.235 ed ho stimato comunque una presenza di almeno 700 persone (Aula De Carli stracolma e complete anche le sale adiacenti): questo è comunque un indubbio segnale di forte interesse.

Mariano Corso.
Il cambiamento in azienda avviene quando entrano gli strumenti di E2.0. Essi hanno impatti che devo controllare. Non trascurate di seguire ed integrare nuove competenze che servono a gestire le relazioni. Infine, una grave crisi non va sprecata (cit. Rahm Emanuel, capo gabinetto Casa Bianca) ci dà opportunità di fare cose che prima non avrebbero mai avuto la possibilità per resistenze e lunghezza nei tempi di realizzazione.

Stefano Mainetti
Espone l’archiettura di riferimento del Sistema Informativo 2.0 illustrando un grafico a cerchi concentrici basati sull’utente che partendo da front end interagisce con lo strato di composizione (portali, mashup, applicazioni di search) attraverso il quale utilizza nuovi servizi applicativi (es mobile, chat, cms, video conferencing..) per raggiungere l’esterno (colleghi, fornitori/clienti, applicazioni interne) facendo leva su modelli di delivery infrastrutturali come il cloud computing o il software as a service.
Attenzione alle implicazioni di sicurezza dal momento che l’utente è libero di governare e configuare il proprio spazio collaborativo e quindi “informativo”.

Roberto Battaglia (Responsabile Formazione Intesa San Paolo)
Condividere informazioni "consuma" del tempo.
I social networking toccano variabili soft di difficile gestione e l’cosistema che si crea è un impegno aggiuntivo.
Esiste oggi una distanza tra chi si occupa di Sistemi Informativi e chi usa gli strumenti collaborativi.
Consiglio: iniziative piccole che non danno nell’occhio e consolidare rapidamente. Eppoi raccontare esperienza avendo chiara la visione di arrivo. Il verso sforzo è il delivery.

Nunzio Calì (IT Directori Fiat)
Emozionante video che illustra il credo del Marketing di FIAT: mi sono rimasti in mente flash che parlano della visione di tecnologia pervasiva che nasce e passa per i people 2.0; utilizza tutti i canali “to translate”. Il video, di circa 5 minuti, si chiude con una domanda: "The Question is: are you ready?”.
Calì riprende la parola per comunicare che il concetto di 2.0 è diventato istituzionale per la funzione marketing di Fiat. All’IT spetta l’importante ruolo di consigliare e sviluppare una strategia di sviluppo della struttura digitale di comunicazione.
Calì non vede il rischio della distribuzione delle informazione come significativo.

Pepe Moder (IT Digital Manager Barilla)
L’iniziativa “Nel Mulino che vorrei” in Barilla nasce per creare spazio di dialogo strutturato. Da 8 marzo 2009 il pubblico ha inviato alla commissione valutatrice circa 1.500 idee: ne sono state pubblicate 800. Esse saranno valutate come possibili Business Case e per ciascuna idea verrà data visibilità della sua accettazione o meno.
Il progetto digitale nasce dall’attribuzione delle precise responsabilità di ciò che si vorrebbe. Ci sono regole del gioco stabilite da Barilla nell’ambito delle quali però è richiesto al pubblico la generazione di creatività ed emotività.
Anche internamente si sonon sottoposte regole rigide: prima di lanciare il progetto si sono mappati i processi e si sono verificati i tempi di risposta attribuendo a ciascuno precise responsabilità.


L’angolo dell’Offerta (tavola rotonda)

Peter Herzum – Presidente Herzum
In America una sola società ha avuto il miglior dicembre 2008: AMAZON
Le priorità CIO oggi è il ritorno a saving and agility. Oggi bisogna giustificare ogni euro speso nell’IT con la valorizzazione dei benefici di business.

Maximiliano Ardigò – Business trasformation consultant IBM
Integrare applicazioni in portale a piccoli passi ma in tempi rapidissimi. Poco "slideware" e molto "cicciaware". Aggiunge provocatoriamente: “cosa serve un social network se non riesco ad integrare due elenchi diversi uno in ldpap e l’altro su xls per ricercare e mettere in comunicazione persone che devono lavorare allo stesso business?”

Marco Zamperini (CTO Value Team)
Esordisce vantandosi dei 3.900 amici che ha in Facebook; poi si rivolge alla platea chidendo quanti hanno una connessione con lui. Poche mani alzate che lo costringono a dichiarare:"il mio ego è ferito"
Sottolinea la componente di non arrestabilità dell’enterprise 2.0.
Le persone condividono conoscenza naturalmente.
Richiama al governo dei processi e ad un approccio costruttiva.
Motto: “Ascoltate le persone che conversano”.

Silvio Filippi (Senior PM Office di Microsoft)
Il sistema integrato è l'uovo di colombo!Al di là di tutto il lavoratore passa la stragrande maggioranza del suo tempo davanti ad Office e lì deve fare il suo lavoro, semplicemente questo!

La tavola rotonda del pomeriggio (Verso un’organizzazione 2.0) si movimenta in modo inaspettato quando cerco di spostare l’asse dell’analisi dal mero utilizzo di applicazioni Sharepoint a questioni di vere integrazioni tra piattaforme web ed ERP tradizionali presenti in azienda. La polemica si accende tra Microsoft e IBM sull’integrazione di applicazioni aziendali con smentite reciproche e prese di posizioni che accendono una vera "conversazione" in platea.

Sono quasi le 17 e tra un rapido un giro di tavolo e l’altro Mariano Corso presenta Gianandrea Giacoma.
Ci lascia alcuni rapidissimi spunti di riflessione davvero stimolanti (che fanno rimpiangere l’ora tarda ormai); eccone alcuni:
a)motivazione nel modo di usare le tecnologie Social network design sono artefatti cognitivi: sono modi di costruire gruppi;
b)la chiave nella produzione di contenuto sta nel fatto che la mia esperienza di utente si deve integrare per utilizzare incentivi intriseci.
c)attenzione a ridisegnare il flusso giornaliero delle attività individuali: se ho le stesse cose da fare rispetto alla situazione pre collaborativa, come faccio a produrre contenuti?

Conclusioni
I risultati della ricerca e gli interventi C-level sono stati interessanti anche se condivido alcune riflessioni di Emanuele Quintarelli a proposito dell’interpretazione di alcuni dati sulla diffusione dell’Enteprise 2.0 in Italia (si veda il suo post L'Enterprise 2.0 in pratic ).
La tavola rotonda dedicata ai vendor ha innescato inevitabili rumors per qualche caduta di stile e perché in fin dei conti il pubblico, io penso, non voleva sapere se quel fornitore avesse raggiunto i risultati di budget che si era prefissato o se e come fosse possibile inviare un'offerta commerciale online dopo essere stata revisionata in tempo reale da più colleghi collegati in chat.
Eravamo lì cercando di discutere di processi, idee e tecnologie per capire cosa si sta muovendo dentro l’azienda e cosa serve per catturare l’attenzione di chi sta fuori.

E, tutto sommato, è stato un buon lavoro.

Materiale -
La locandina dell'evento;
Gli articoli di Quintarelli pre e post evento
I profili degli speaker li trovate tutti (o quasi) su linkedIN
Nel Mulino che Vorrei di Barilla

Un paio di immagini scattate dal mio telefonino -


domenica, febbraio 15, 2009

Il problema di utilizzare le community per generare nuove idee

Il problema di utilizzare le community per geneare nuove idee profittevoli ha acquistato dignità di ricerca sin dai tempi del software open source quando una rete imponente di sviluppatori ddi tutto il mondo passavano (e passano) notti insonne per geneare codice (oggi 2.0 per la maggior parte) da rilasciare in comunità come source forge.
In un articolo apparso in Harward Business Review di febbraoi 2009 due autorevoli studiosi Pisano e Verganti rilevano la presenza di una Rete fatta di due dimensioni: una indica il grado di partecipazione (rete aperta / chiusa) e l'altra ne definisce il tipo di governo (struttura piatta/gerarchica).
Ci sono oggi casi in Italia di aziende che sfruttano la rete attraverso aggregazioni (più o meno spontanee) di cervelli per migliorare la propria capacità innovativa di prodotto.

E’ indubbio che se la rete è chiusa l’azienda chiede aiuto solo ad un gruppo ben definito di persone più adatte (e, dico io, nella maggior parte dei casi eterogeneo e non comunicante al suo interno).

D'altro canto, il vantaggio di avvalersi di una rete aperta è dato dalla capacità di attrarre un numero potenzialmente elevato di persone in grado di risolvere i problemi, sempre che l’azienda sia in grado di rendere la partecipazione semplice e trasparente il processo aziendale investito nella richiesta di innovazione. Se la competizione non ha barriere all'entrata però non è detto che i migliori ne vengano attratti soprattutto perché essa viene percepita come poco incentivante perchè la probabilità di vincere la competizione ne risulta (almeno sulla carta) non così elevata.

In una rete aperta bisogna considerare poi che l’offerta - azienda promotrice si trova a dover affrontare un duplice problema: fatica e costo per scegliere la soluzione giusta e, prima di tutto, fatica per scegliere il campione giusto di idee da valutare.

Ma chi organizza il network? Il sistema di governance, appunto, può essere appannaggio di una organizzazione (un team interno o l’azienda stessa) ed allora si definisce “gerarchico”. Questa soluzione è preferibile se si è in grado di definire gli ambiti del problema e valutare la soluzione perché internamente l’azienda ha persone in grado di integrare i propri processi con la soluzione individuata esternamente.
Una rete “piatta” invece è inevitabile quando gli stessi membri della rete conoscono sia il problema che gli strumenti per individuare le possibili soluzioni. E’ senza dubbio il caso dei software open source. Qui è importante l’orchestrazione di menti diverse e l’azienda deve fare attenzione che l’obiettivo perseguito sia sempre e comunque la profittabilità.

Indipendentemente al meccanismo scelto è importante il meccanismo di ricompensa: royalties, visibilità, reputation si affiancano alle azioni di tipo economico.

Considerazioni personali:
1. la comunità che genera business è sempre solo quella che è chiamata ad innovare?
2. gli autori non si soffermano sulle motivazioni ultime che spingono migliaia di sviluppatori a generare codici che migliorano l'utilizzo quotidiano delle piattaforme web (es, OpenID e facebook connector o iniziative ibride come xoopit per connettere Gmail a Facebook).
3. qual’e’ il prezzo che un’azienda deve pagare per “aprirsi” alle comunità? Quanto deve essere trasparete il proprio “pezzo di organizzazione” affinchè i cervelli in campo siano messi in condizione di geneare idee nel modo migliore?

In definitiva, la collaborazione della rete (qualsiasi mezzo sia utilizzato) è in grado realmente di aiutare l’azienda a generare profitti in modo continuativo nel tempo? O in qualche modo l’azienda persegue uno scopo che intrinsecamente è incompatibile con i principi ispiratori dei network spontanei? (informazione diffusa, nessuna proprietà intellettuale, contaminazione domanda/offerta nella produzione dei beni immateriali: a tal prosito rimando alle note sull’intervento di Maffè o a quanto scritto su Linea EDP da Ferro

domenica, febbraio 08, 2009

L'evento IDC Enterprise 2.0

L'evento IDC "Enterprise 2.0 conference 2009" di Milano del 3 febbraio scorso è stata l'ennesima testimonianza dell'interesse e di quante attese ci siano attorno al tema delle nuove tecnologie collaborative e della necessità di "fare impresa" in maniera differente tra le nostre piccole e medi imprese.

La numerosità della platea (sicuramente superiore al centinaio di persone) e l'acceso dibattito online emerso nei giorni successivi non può che far piacere.
Il tema, a ben vedere, non è solo tecnologico ma impone, se ben interpretato, un ridisegno dei processi aziendali e può diventare un elemento di innovazione capace di dotare l'azienda di vantaggio competitivo che potrà fare la differenza nella fase di ripresa economica.

A dire il vero un paio di speaker hanno dato "buca" ed i contenuti non sono stati (sempre) del tutto originali. D'altronde parlare di 2.0 ad un pubblico eterogeneo non è sempre cosa agevole.
Il messaggio tuttavia è passato e a chiare lettere e provo a declinarlo nel resoconto sintetico degli interventi della mattinata.

La (breve) tavola rotonda al termine delle presentazioni ha poi affrontato temi molto interessanti (valutazione benefici, applicazioni open source, integrazione delle piattaforme 2.0 con i sistemi legacy, approcci metodologici ad un progetto di enterprise 2.0).

Consentitemi di esprimere una sola nota polemica: stucchevole è stato l'appello di Masiero, presidente IDC Italia che ha invitatato (più volte) i presenti a contattarlo su Facebook per suggerire idee e scambiare pareri. Ovviamente, la sua credibilità nel proporre un'adozione convinta delle piattaforme di marketing sociale era inevitabilmente viziata dalla posizione che ricopre, a capo cioè di una importante società di ricerche di mercato.
Ma anche questo è marketing e magari era in assoluta buona fede; in fondo questa è solo una mia opinione.

Una sintesi delle relazioni esposte al convegno.

Antonio Romano - IDC
Romano trova analogie ed interessi attorno al tema dell'E2.0 come lo era quello del Knowledge Management di 10 anni fa. Alcuni flash: la nuova filosofia va ad inserirsi in un quardo in cui l'IT viene visto in azienda come costoso ed essenzialmente sinonimo di "infrastruttura". Accanto a queste "artrosi" si affiancano nuove necessità come la gestione del dato non strutturato che è diventata tanto importante quanto la singola transazione di un ERP.
Il presupposto per una efficace realizzazione di un progetto E 2.0 in azienda è avere la disponibilità di una infrastruttura on demand ma è altrettanto vero che prestare attenzione ai processi diventa essenziale se si vuole migliorare il time to market di risposta alle richieste "esterne" .
L'aspetto tecnologico dell'Enterprise 2.0 (consolidamento e virtualizzazione) concepisce un 'IT on demand. Il cloud computing diventa un link tra virtualizzazione ed E2.0 perchè conduce ad una concezione di IT on demand che acquista capacità elaborativa quanto è necessario. Per quanto riguarda i processi di informazione c'e' Unified Coontent Management perchè il principale canale di comunicazione sarà il web.
Motto: Senza infrastruttura e senza riorganizzazione dei processi non c'e' E2.0.

Vito Di Bari - PoliMi, scrittore e forecaster
Il prof. Di Bari è stato un vero "tornado". Ha intrattenuto per oltre 20 minuti il pubblico come una vera "star".
Perchè portare la nostra impresa in 2.0 proprio oggi in mezzo alla più grave crisi di sempre? Quattro dritte per convincersi che il web 2.0 non è un problema ma una opportunità.
La crisi conduce concentrarsi sul problema non sulla soluzione. ma è utile per costruirci il vantaggio competitivo. quando si riparte tutti a palla e si consuma energie che si elidono a vicenda. è ora il momento di riprendere perchè la fase di transizione coincide sempre con il cambiamento.
Di Bari inizia con la definizione di web 2.0 serie di applicazione collaborativa di nuova generazione che consentono agli utenti di collaborare. 2.0 in google quasi 1mld di citazioni, mentre obama ha citazioni 350mln. mPerchè? questo è il novo paradigma della gente! ma è lecito che possa diventare il nuovo paradigma delle imprese? Si, per quelle imprese che vogliono rimanere connesse alla gente.
è come innescare una miccia e far saltare la diga. Il 2.0 non lo si può controllare.

Tre ragioni per non adottare il web 2.0:
  1. web 2.0 è basato sulla condivisione delle informazioni;
  2. le logiche bottom up generano "anarchia";
  3. le tematiche dell'azienda sono complesse e delicate.

Ma attenzione: storicamente si è già verificato che un cambiamento tecnologico E un ricambio generazionale si avverassero contemporaneamente. Il risultato è dirompente (Di Bari utilizza il termine "Uragano")! Perchè il 2.0 non è la nuova frontiera ma solo una prima avvisaglia di un cambiamento imminente: è solo un vento che precede un uragano generato dal management che proviene dalla generazione dei cosiddetti nativi digitali.

Tre "dritte" per affrontarlo al meglio:
  1. vincere la paura di viralizzarvi (basta mantenere il controllo..il controllo non c'e' più)
  2. puntare tutto sui rich media quelle applicazioni che consumano BANDA.
  3. fidelizzare fidelizzare fidelizzare. Prendere decisioni che siano efficaci e che durino nel tempo.
Concentratevi sul CICLO DI VITA DEI CLIENTI non dei prodotti!


Emanuele Quintarelli - Open Knowledge
Quintarelli in modo molto approfondito ha gettato le basi terminologiche dell'Enterprise 2.0 insistendo sul fatto che non è solo tecnologia ma paradigma organizzativo che presuppone un modo nuovo di pensare alla strategia. Fa un pò di storia puntando il dito sul fenomeno dei nuovi labour skills e sulla mobilità del lavoro che ora è possibile anche grazie alla disponibilità della tecnologia miniaturizzata e della banda larga ovunque. In un contesto di competizione senza confini e di costante sviluppo tecnologico la sfida si sposta sulla conoscenza; sulla capacità di generare prodotti per cui non esiste la competizione.
L'IT deve oggi gestire le eccezioni in modo da trovare tempo e risorse per concentrarsi su ciò che consente alle funzioni "core" dell'azienda di acquisire maggiore efficienza.

Il social network non dimostra tanto che la conoscenza può essere condivisa; piuttosto risalta e rilancia la potenza dei rapporti, la definizione del modo con cui si deve trovare un contenuto che sta già lì, nel luogo in cui operiamo.

Quintarelli cita poi il caso Lago. Grazie all'utilizzo delle tecnologie web 2.0 e ad un corretto approccio organizzativo è riuscito tra l'altro a:
  • ridurre il tempo decisioni
  • migliorare le decisioni
  • migliorare la collaborazione
  • ridurre i problemi di comunicaizone
  • abbattere il 40% tempo di allineamento
  • ridurre il tempo riunioni.
Motto: think big - start small - move fast

Paolo Pesci - Oracle
suite di prodotti per realizzare e2.0. Come lavorano gli impiegati dentro oracle. i documenti vengono taggati e con rating e digging. Conference virtuale con aree espositive.
Esempio di un utilizzo in PA comune di Bari. utilizzo tecnologia web semantico.
Garavello - Websense
I codici maliziosi viaggiano su internet. Websense ha cominciato a creare sw che cataloga siti. C'è necessità di garantire la sicurezza su attacchi misti. gli attacchi di phishing stanno diminuendo: gli haker stanno cambiando. video youtube con sotto codici malware
Un dato per tutti: il 70% dei siti più importanti al mondo hanno ospitato codici malevoli; e sono siti fatti in tecnologia 2.0 (a tal proposito segnala la lista dei migliori siti web 2.0 (seomoz.org)
Il vero nodo oggi: il sistema di reputazione non mette al riparo da quello che viene postato o dalle azioni dei nostri colleghi.


Tavola rotonda.

La eccezione che gli strumenti web 2.0 come una "perdita di tempo" si può affrontare con la proposta di chiarire le guidelines che dovranno presiedere al loro utilizzo.
Alla domanda se e quanto sono oggi affidabili strumenti open source Pesci(Oracle) segnala i "soliti" potenziali problemi di robustezza e affidabilità e scalabilità. Un fattore importante potrebbe certamente essere l'assistenza con la conseguente esigenza di minimizzare il rischio. Anche Claudio Tancini coordinatore del Gruppo di lavoro web 2.0 del ClubTI Milano invita a pensare al TCO e non solo alle licenze

Alla richiesta di elencare alcuni key performance indicators utili per valutare la bontà di un progetto web 2.0, Quintarelli sostiene che i risultati intangibili non possono (solo) essere misurati dal numero di pageview ma occorre valutare altre metriche di business (più idee, velocità di risposta ). il RoI deve essere legato agli obiettivi.
Quanto alla capacità di creare un marketing efficiente e virale Tancini è convinto che il 2.0 aiuti a ridurre i costi per mantenere i clienti esistenti e agevola l'attrazione di quelli potenziali.
Quintarelli prova a consigliare una roadmap per introdurre con successo i paradigmi 2.0: un pilot - domain management - revisione dei processi presidiati e formare/informare. Casi studi (practice) per educare. Tancini: attenzione però che il pilot deve però essere attento alla sponsorship perchè un suo fallimento può compromettere definitivamente la realizzazione del progetto.

Carlo Alberto Carnevale Maffè - SDA Bocconi
Spumeggiante intervento del prof. Maffè che espone alcune considerazioni dall'osservazione sui mutamenti dell'organizzazione aziendale e delle regole di mercato che sono

I processi di e2.0 fanno modificare la classica suddivisione dei ruoli tra domande ed offerta perchè la domanda diventa attore primario e non è più relegata in fondo alla catena del valore.

In realtà il fenomeno di riduzione dell'assimmetria informativa era già avvenuto con l'avvento del commercio elettronico un un web "unidirezionale" (diremo noi 1.0).
Con il 2.0 si assiste alla nascita di asimmetrie organizzative: il monopolio tradizionale dell'offerta (organizzazione dei fattori produttivi) che storicamente era deputato all'imprenditore viene smantellato da una domanda che ora "fa scorrerie produttive e diventa di per se stessa competitor".
Rispolverando corsi e ricorsi storici che cos'è questo se non il predicato di Marx che diceva "lavoratori di tutto il mondo unitevi". Pensate al fenomeno della "socializzazione" delle opere digitali (peering, nuovi formati di partecipazione).
Ma se cadono i costi di switching il vantaggio fare impresa non viene drasticamente ridotto dal momento che la competizione sui fattori di input si sta facendo davvero "pesante".

In un mercato tradizionale il valore iniziale di un bene era in funzione della sua natura ed avveniva in modo indipendente dalla percezione della domanda. Oggi i beni informativi non seguono lo stesso paradigma: al variare del numero dei membri di una community varia il valore del servizio. Le community riescono a creare valore o distruggere valore. I beni se sono partecipativi sono "imbastarditi": si pensi ad una pagina vista anche se solo da un visitatore non è più la stessa, il suo raking è modificato.

Morale: i social network sono organizzazioni economiche nella misura in cui indirizzano e risolvono i due problemi classici del coordinamento: ti dico cosa fare e creo le condizioni affinchè tu sia incentivato a "produrre" (motivazione).
E' il simbolo classico del valore "la moneta" non è più rilevante nel social network.
Di fronte ad un simile fenomeno dirompente come possono reagire le imprese? Maffè incita a rivolgersi al social network non più come asset ma sono liabilities o competitors.
Adottare quindi:
  • self lock policies (fate prodotti difficili da imitare, estendere il controllo sugli accessori al prodotto)
  • transfer activities (che il cliente lavori per voi!)
  • ridurre eccessi competitivi tra aziende
  • considerare il portatore di interessi nei diversi "profili" che esso ora riveste (supplier, regulator, competitor) e nelle varie dimensioni economico/patrimoniali che è in grado di rappresentare (attività, passività, cash flow generator).
In conclusione che cosa NON:
  • non si è approfondita la parte più tecnologica del web 2.0: linguaggio, integrazione, offerte opensource, tempi medi di rollout di un pilota
  • i vendor intervenuti non hanno portato esperienze di web 2.0 ed il loro apporto alla discussione è stato marginale (eccezion fatta per la parte di websense con il problema della sicurezza ma non ho capito bene cosa c'entra il web 2.0 con i sistemi evoluti di catalogazione dei siti affidabili o meno). Si sarebbe potuto invitare magari qualche case study italiano (va detto però che Fiat era stata invitata ma non è riuscita a partecipare non si sa perchè).
Alcuni approfondimenti "on the fly":
- slideshare per l'ennesimo (interessante) documento e una proposta, se ce n'era bisogno, di utilizzare Facebook 4 Business:
-l'iniziativa del gruppo di lavoro web 2.0 del ClubTI Milano
-il blog punto di riferimento (secondo me) per l'enterprise 2.0 dell'amico Quintarelli : socialenterprise.

sabato, gennaio 24, 2009

Perchè venerdi è stata una giornata strana

Perchè venerdi è stata una giornata strana e ne abbiamo tante di giornate strane ma questa è stata ricca di significati (e forse tutti negativi). E questo post una volta tanto esprime di sensazioni e non rimanda a ricerche internettiane o a speculazioni intellettuali su social marketing e people 2.0.
Venerdi ho visto la sofferenza in ospedale, ma una sofferenza non espressa e soffocata dalla tenera età di bimbi sconosciuti.
Venerdì ho ascoltato celebrazioni inconsistenti e discorsi privi di motivazione malgrado il mondo là fuori continua a scrivere e scrivere di eccellenza, di gestione delle risorse umane e tutto il resto.
Venerdì ho visto la difficoltà di comunicare di e con persone prive di credibilità.
Venerdì ho visto la politica nella sua accezione negativa.
Ma non solo di lavoro sono le sensazioni di cui vorrei parlarvi perchè venerdì ho incontrato sguardi di persone che vogliono parlare ma non riescono e occhi di persone che vorrebbero esprimere ma non vogliono.
E, alla fine, ho percepito da una televisione sempre e troppo accesa il grido misurato di Nicoletta Mantovani che a "Otto e Mezzo" provava a descrivere come ci si sente alla notizia improvvisa di avere una malattia incurabile.
Ma il punto di vista è la chiave: riferiva che in una delle notti insonne passate a rivolgersi al mondo a chiedergli "perchè proprio a me", Luciano (Pavarotti) la guardò instensamente e le disse: "cambia il punto di vista: sei una donna fortunata perchè improvvisamente le tue priorità si sono definitivamente rovesciate; e sei una donna fortunata perchè riesci a vedere il male degli altri e capirne la sofferenza".
Già.... il punto di vista.

giovedì, gennaio 15, 2009

La nostra mente è un risultato complesso

La nostra mente è un risultato complesso e inaspettato di accrocchi cognitivi (definiti kluge) in grado di provocare omentanee perdite di controllo del sistema deliberativo a vantaggio del sistema ancestrale anche detto dei riflessi.

Quando la pressione e lo stress generati da una situazione specifica aumenta il fragile apparato di autocontrollo presta il fianco al sistema degli istinti. A complicare ulteriormente le cose c'è l'intrinseco desidero di conferma in base al quale ci convinciamo di avere sempre ragione e all'opposto abbiamo quello che definiamo ragionamento interessato (proteggiamo le nostre credenze)

La natura della memoria che è di tipo "contestuale" (estraiamo quello che abbiamo bisogno dai nostri ricordi servendoci degli indizi che rileviamo dal contesto in cui ci troviamo) la rende inadatta alle svariate sollecitazioni della vita.

Ci sono poi fenomeni negativi quali l'ancoraggio (scegliamo un punto di partenza arbitrario e da lì procediamo alla ricerca della conferma che più ci aggrada), l'illusione di focalizzazione (dirottare l'attenzione su un dettaglio della situazione globale) e disponiamo di un sistema linguistico ambiguo.

E' come se la nostra mente fosse costruita su strati di "tecnologia" frutto dell'evoluzione della specie; livelli che la rendono tutt'altro che perfetta. Proprio questo accrocchio sottolinea uno degli errori fondamentali del creazionismo: credere che l'uomo sia il frutto perfetto di una entità onnipotente.

In fondo, conclude l'autore la nostra mente è fatta per procurarsi cibo e reagire prontamente ai pericoli dell'ambiente in cui viviamo. Tutto il resto è forzare un meccanismo che si è solo "adattato" a farlo.

[personale sintesi del libro Kluge di Gary Marcus letto dal 20 settembre 2008 al 3 gennaio 2009].