martedì, dicembre 31, 2013

Sono le sei

Sono le sei ed aspetto che il capodanno arrivi. E guardo i cani, li davanti a me. Mi prende un pugno qui,  alla bocca dello stomaco. Penso a sofia e a quell'attesa dell'esame istologico che non arrivava mai. Ero fiducioso. Ha vinto, stavolta. Pensavo a quanto ci si innamora degli animali quando li vivi, quando scarichi loro addosso le tue emozioni.
Poi penso a quanti visi ho conosciuto in questo 2013 a quante persone ho sorriso, quante ho abbracciato, quante ho conosciuto davvero. 
Quante dita ho incrociato, quanti sguardi. Quanti occhi abbassati. 
E quanta fatica per capire chi sei, dove vuoi andare. Per capire gli altri e bilanciare i modi di vita e le prospettive.  
Quanti libri letti ed assorbito spezzoni di tutto: di giornali, di  foto, di musica ovunque  e tazzine di caffè, di sale riunioni e macchine noleggiate, di hotel ed aeroporti;  di vetri luminosi e di stanze soffocanti. Di voli e telefonate di chilometri lungo la via di casa.
- Papà oggi è l'ultimo giorno dell'anno? Allora domani nevica!
- ...
- ... 
- Si, nevica.. il primo giorno dell'anno nevica, per forza. Viene giù tutto il freddo del mondo. Si squaglia e ti bagna, ma poi ti lascia pulito addosso.

"Lascia agli altri i progetti troppo lunghi, arricchisci il tuo tempo e lasciati andare alla vita, e non disperarti mai". Primavera, Luca Carboni.   http://youtu.be/MdJge1-ZcIY

domenica, agosto 04, 2013

Del tablet

Del tablet le  bambine ne parlano chiamandolo ipad. Punto.
È una rivoluzione di business non tecnologica. Ha la sua massima utilità in quanto esecutore  di apps e non tanto per i progressi tecnologici che semplificano la vita. Sono 600 grammi di scomodità da portarsi a letto o comunque lontano da scrivanie. Le applications spesso occupano molta ram ed hano bug (lean dev, si sa, si pubblica il programma appena è stabile, poi si rilasciano continui updates). La batteria dura poco (più di 2 ore? Non penso) perchè è concepito per essere strumento votato alla multimedialità ed always connected.  La tastiera non consente di andare veloci. Android (jelly bean nel mio caso) è operativo se e solo se hai la tua utenza gmail loggata. Facile quindi raccogliere  le tue  preferenze  in termini di usabilità e gradimento.
È comunque una rivoluzione, per facilità, velocità di accesso alle informazioni e per occasioni di ridisegno dei modelli distributivi (non devi andare in edicola, con un click hai nel desk il tuo libro insieme alla transazione di addebito della tua carta). Un altro passo verso i 400 milioni di dispositivi "da indossare" che si prevede saranno diffusi nel mondo tra 5 anni.

domenica, giugno 16, 2013

Oggi è un giorno di bilanci

Oggi è un giorno di bilanci molto più di certe giornate che riesci a fermarti e guardare indietro.

Ho viaggiato molto questo anno, roba da non sapere in quale letto di quale città italiana o europea mi sarei svegliato il giorno dopo. Roba da matti, aerei auto taxi hotels ristoranti ed auto ancora.. anche tutti convulsamente intrecciati nella stessa giornata.


E ci ho guadagnato. Mi sono trasformato, ho imparato a selezionare. Scopri ogni giorno di più quanto é importante dare fiducia e chi lavora insieme a te. E valorizzare e rispettare.

Trasmettere emozioni  é divertente ma ti svuota allo stesso tempo. Un pó come la scrittura di un copione che devi mandare in scena.

Ma ci ho perso, pure. Non ci sei più quando è necessario. Quando devi confortare, quando ci sono le recite o le pagelle. Quando i vecchi invecchiano. Quando la vita dei piccoli ha dei picchi grandiosi e quando la vita dei grandi sprofonda nel buio.


E quando succede, ti abbaglia; poi apri gli occhi e rifletti.  Ti immagini piatti di una bilancia di sentimenti avversi.

Sono diventato cattivo e deluso. Maldestro con i sentimenti di chi ha bisogno. Esigente ed irascibile.

Non ho risposte alle domande che mi continuano a frullare in testa.

Ma, vi dico, non é vero che il carattere  non si  cambia, basta avere grinta per farlo. Narcisismo e sfrontatezza sono indispensabili. Poi ci vuole quel pizzico di autoironia e tanta modestia: ho sempre creduto che chi pensa di riuscire a governare il futuro è un illuso.

Sono sicuro che il prossimo anno sarò diverso, ancora ed in modo inaspettato.


Ma cavolo, vivetela al massimo questa vita qua!

domenica, febbraio 10, 2013

In Time

IN TIME è un film mediocre nella sceneggiatura e nella recitazione. Sostanzialmente da teenager (film come questi ormai quando non li schivo, li sorveglio con una certa ironia, da over quarantenne).
Mi ha fatto riflettere, tuttavia.
Si tratta di un tema angosciante e di attualità allo stesso tempo. La possibilità che il tuo tempo -  di vita -  sia una unica merce di scambio e sostituisca definitivamente la moneta di conto nelle transazioni quotidiane.
Impresso nel braccio hai un contatore di tredici digit che determina la tua giovinezza (puoi ricaricarti infatti lavorando o rubando tempo ad altri) o ti condanna ad un countdown mortale.
I ricchi hanno "tanto tempo" (sono giovani pur vivendo a lungo ) e la plebe svolge lavori umili per guadagnarsi un mese o si scambia tempo a vicenda per sopravvivere.
La trama fa riflettere, il contenuto ed il valore che diamo oggi al tempo e che potrebbe -  chissà - un domani essere considerato unica merce di scambio per ottenere beni materiali, fama ed immortalità.
Allo stesso "tempo" siamo sicuri che essere condannati alla vita eterna è veramente auspicabile?
La specie umana, si sa, commette errori proporzionalmente al tempo di cui dispone.

Dunque...chi ha tempo, non aspetti tempo.

Il link del film in inglese qui.
Il trailer in italiano da youtube

venerdì, dicembre 21, 2012

Essere attore

Essere attore, non fare l'attore.

E' stata una bella esperienza. Una  manciata di lezioni (una decina frequentate, da novembre a dicembre) di due ore con un gruppo di venti ragazze e ragazzi motivati.
Ci hanno insegnato a:
  • sentirci l'un l'altro;
  • concentrarci;
  • improvvisare storie, definire problemi, immaginare soluzioni;
  • essere altruisti sul palco;
  • avere il senso dello spazio, delle prospettive e  delle distanze;
  • dare intensità allo sguardo, al tono di voce;
  • raggiungere una sintesi nei gesti quando reciti, "asciugare" il paraverbale.
E' scuola di vita, almeno un pò.

Sono flash  che ti porti anche al  lavoro e nei rapporti quotidiani con le persone.

Poi c'è la componente squadra. Te ne rendi conto alla fine: inizi con 20 persone "singole", arrivi all'ultima lezione in grado di "caricarti", di ridere, di emozionarti in modo "collettivo", assolutamente. E senza aver frequentato seminari di team building.

Obiettivi e passioni comuni. Contatti fisici, non badge o pezzi di plastica da attivare in prossimità.

Guarda fisso negli occhi la persona che ti sta davanti.

Eppoi mi hanno insegnato che recitare significa esprimere quello che SEI non quello che sai FARE.

Sono cresciuto almeno un pò.

Grazie, Recremisi.



martedì, febbraio 28, 2012

Decalogo per vivere la montagna

Decalogo  per vivere la montagna d'inverno (in ordine sparso, scritto da uno che a sciare non ci va):

  1. evita luoghi affollati: snowboardisti  ed imbranati sono sempre pericolosamente presenti ovunque pure nei luoghi di ristoro.
  2. se hai gli occhiali, procurati lenti graduate. Il sole fa malissimo con tutto quel bianco
  3. nota quanto kinder si consuma negli chalet e ricordati di prendere il numerino per tempo. Orari di punta per la consumazione del cibo: dalle 10 alle 13 (ininterrottamente).
  4. ricordati uno zainetto in cui mettere della frutta, dell'acqua e delle barrette.
  5. ricordati di chiedere la ricevuta quando affitti il materiale
  6. le ciaspole vanno strette bene. E' tanto difficile stringerle allo scarpone quanto per un bambino  allacciarsi il polacchino.
  7. se l'animazione ti turba evita Elvis Payno.
  8. ricordati la cremina: se c'è tanto sole potrebbe essere imbarazzante ritornare viola in città
  9. usa un abbigliamento che non ti renda goffo nei movimenti
  10. non fare tanto sport: goditi il sole e l'aria pulita. Respira ed osserva.

domenica, febbraio 12, 2012

Quanto sei felice in questo momento?

Quanto sei felice in questo momento?
Per rispondere dovreste prima leggere alcuni articoli sulla felicità apparsi nell'ultimo numero di HBR (gennaio-febbraio 2012).

Di seguito alcune considerazioni che mi sono appuntato e che possono essere spunti per alcune riflessioni:

  • le persone non sono molto brave a prevedere ciò che le renderà felici e quanto durerà la felicità.
  • Alcuni studi recenti ha dimostrato che pochissime esperienze condizionano il nostro stato d'animo per più di tre mesi perchè siamo bravi a creare una sorta di "felicità sintetica", a trovare cioè modi per essere ottimisti e ad adeguarci alle situazioni.
  • La felicità sintetica è quella che produciamo in supplenza di una mancata soddisfazione mentre la felicità naturale si ha quando otteniamo quello che volevamo.
  • Sentirsi felici anche se le cose vanno male non significa mentire a se stessi: piuttosto vuol dire scoprire cose che non si conoscevano finchè non si sono provati gli effetti della variazione -negativa- del proprio stato, o della vita.
  • Infondere felicità nel lavoro significa gratificare i collaboratori su obiettivi che sono difficili da raggiungere ma non impossibili. La minaccia, al contrario, produce effetto a breve ma finisce per rendere mediocri (ed infelici) nel lungo termine
  • Se si potessero riassumere in una parola le cause della felicità in letteratura, basterebbe pensare alla "socialità". Siamo la specie più sociale che esiste nella Terra.
  • La frequenza delle esperienze positive ha un valore superiorle positivo rispetto alla intensità. Ci sentiamo bene e pensiamo che saremo felici se riusciamo giornalmente ad ottenere molte piccole soddisfazioni.
  • La felicità che dervia dal successo è per definizione effimera perchè raggiunto un obiettivo in azienda, l'asticella si alza ancora. E'pur vero però che chi mantiene un approccio mentale positivo opera in modo più efficace.
  • Bisogna però abituare il cervello a mantenere un atteggiamento mentale positivo con una sorta di allenamento giornaliero per almeno 3 settimane: segnarsi le cose che ti gratificano; o trovare del tempo per meditare; fare esercizio fisico quotidiano; annotare l'esperienza più significativa del giorno. Non importa quali di queste cose si sceglie di fare ma è importante farlo in modo sistematico.
  • Per essere felice occorre gestire lo stress, non evitarlo. Per gestirlo scegliete un fattore che lo scatena e che si può controllare: definite un'azione concreta da intraprendere per ridurlo.
Per approfondimenti: Daniel Gilbert, "La base scientifica del sorriso" e Shawn Achor, "L'intelligenza positiva".

martedì, novembre 08, 2011

Quasi tre ore al Politecnico di Milano

Quasi tre ore al Politecnico di Milano al convegno: "Business Intelligence universo in continua evoluzione" (la locandina qui) per ascoltare sempre le stesse cose.
  • attenzione agli impatti organizzativi
  • è necessaria formazione continua agli utenti
  • è indispensabile il commitment
  • la BI è pervasiva
  • la BI ha bisogno di semplificare il lavoro quotidiano
  • la BI non èun progetto dei Sistemi Informativi
Uffa.

Porto a casa solo alcuni spunti interessanti:
  1. la survey condotta dal Politecnico di Milano indica che per il 2011 al primo posto tra i fattori di utilità della BI c'è una MAGGIORE EFFICIENZA DEI PROCESSI
  2. al primo posto tra i fattori di fallimento...indovinate un pò? MANCANZA DI COMMITMENT.
  3. chi promuove la BI in azienda? Sorpresa: AMMINISTRAZIONE E FINANZA batte il MARKETING/VENDITE che scivola al secondo posto. Il Dip. Risorse Umane è ultimo nell'analisi dei dati....
  4. priorità percepite: ATTENDIBILITA' e INTEGRAZIONE.
Un'affermazione interessante che ho sentito dal Solution Manager di Danone (Mazzuoli): la BI deve uscire dai confini aziendali per integrare parte dei processi delle aziende partner (di filiera -dico io - e fornitrici di dati di sell out - dice lui - ).
Altro concetto che mi appunto: la Business Intelligence è uno strumento di "situation awarness" (ti fa capire in che mondo stai giocando) riprendendo l'analogia con il "volo" .

Delusione: scarse idee, ripetitive, senza contesto. Sembra che la BI sia nata ieri. Non basta sventolare sempre la "social analysis" se poi nessuno ancora la fa.....

martedì, novembre 01, 2011

Io sono uno di quelli

Io sono uno di quelli che quando sul web vuole approfondire una notizia ed il link lo riporta ad un video, ci rimane male.
Io sono uno di quelli che in rete per conoscere era abituato al testo alla pagina di approfondimento fatto di paragrafi e composizione.Nessun contenuto multimediale. Il testo serve per studiare, per concentrarsi.
Le cose stanno cambiando. C'è sempre più contenuto " artistico" nei giornali online e negli strumenti di "impressione". Io lo uso il web per "sentire" e "vedere" e lo faccio per divertirmi (ora ascolto Ferro).
L'altro giorno pensavo alcune cose che lascio qui per rileggermi tra alcuni mesi:
  1. Il sociale digitale (facebook e twitter) avrà sempre meno contenuto "intimo" , sempre meno riflessioni ed approfondimento e sempre più svago (foto, giochi, link a notizie del momento). Voglio dire che c'è una curva di apprendimento per facebook come per twitter. All'inizio ci metti del tuo, le impressioni, i tuoi ragionamenti sulla vita e sulle relazioni. Poi subentra la vendetta della tua intimità. Ed il web sociale diventa strumento per dimostrare. Ovviamente ci sono eccezioni a questo ragionamento. L'uso giornalistico di questi strumenti o per il business (fan page di uno scrittore, per esempio).
  2. Scrivere seriamente qualcosa significa svuotarsi e sacrificarsi. Se non è un saggio o un testo giornalistico, allora scrivi per esprimere o per far sognare. In entrambi i casi ci devi essere già passato tu prima, devi aver riempito il solco che separa la tua voce interiore con il dialogo con gli altri.
  3. Al lavoro più maturi e più alto è il numero delle risposte che devi dare e minore è il tempo a tua disposizione per valutare. E' aumentato lo stress e sono ridotte le strategie a disposizione. L'efficienza aumenta ma le cose che contano davvero le sanno fare in pochi.

giovedì, settembre 08, 2011

Mi domando

Mi domando e mi chiedono come mai pubblico tanto frequentemente post così carichi di emozione, nelle ultime settimane.
In realtà seguo quello che sento e lascio andare le emozioni.
Stamattina mentro andavo al lavoro ascoltavo alla radio "Non me lo so spiegare" di Tiziano Ferro.
Ecco, prendi le parole e le fai tue e hai voglia di farlo sapere al mondo quello che pensi e quello che provi e quello che desideri e quello che è stato.
E'come un tappo che salta. Qualcuno, qualcosa, un evento ti aiuta a buttare il tappo dell'inibizione e della noia. Non c'è pudore o scrupolo che possa limitarti dall'esprimere quello che hai appreso negli anni e quello che hai rielaborato con la sensibilità tutta tua.
Spesso elaboro segnali che ricevo dall'ambiente e li metto in parole; altre volte ricerco una canzone o una frase che si adatta al mio modo di sentire in quel momento.
Non è vero che ci si deve nascere con la sensibilità, per fare queste cose.
Ce l'abbiamo tutti, basta girarsi un pò dentro e pensare e parlare con se stessi e "guardare" curiosamente gli stimoli che arrivano.
E' fatica, è un giro a perdere. Ti senti bambino, ti senti vuoto, ti senti nudo.
Ma è bellissimo.