IN TIME è un film mediocre nella sceneggiatura e nella recitazione. Sostanzialmente da teenager (film come questi ormai quando non li schivo, li sorveglio con una certa ironia, da over quarantenne).
Mi ha fatto riflettere, tuttavia.
Si tratta di un tema angosciante e di attualità allo stesso tempo. La possibilità che il tuo tempo - di vita - sia una unica merce di scambio e sostituisca definitivamente la moneta di conto nelle transazioni quotidiane.
Impresso nel braccio hai un contatore di tredici digit che determina la tua giovinezza (puoi ricaricarti infatti lavorando o rubando tempo ad altri) o ti condanna ad un countdown mortale.
I ricchi hanno "tanto tempo" (sono giovani pur vivendo a lungo ) e la plebe svolge lavori umili per guadagnarsi un mese o si scambia tempo a vicenda per sopravvivere.
La trama fa riflettere, il contenuto ed il valore che diamo oggi al tempo e che potrebbe - chissà - un domani essere considerato unica merce di scambio per ottenere beni materiali, fama ed immortalità.
Allo stesso "tempo" siamo sicuri che essere condannati alla vita eterna è veramente auspicabile?
La specie umana, si sa, commette errori proporzionalmente al tempo di cui dispone.
Dunque...chi ha tempo, non aspetti tempo.
Il link del film in inglese qui.
Il trailer in italiano da youtube
domenica, febbraio 10, 2013
venerdì, dicembre 21, 2012
Essere attore
Essere attore, non fare l'attore.
E' stata una bella esperienza. Una manciata di lezioni (una decina frequentate, da novembre a dicembre) di due ore con un gruppo di venti ragazze e ragazzi motivati.
Ci hanno insegnato a:
Sono flash che ti porti anche al lavoro e nei rapporti quotidiani con le persone.
Poi c'è la componente squadra. Te ne rendi conto alla fine: inizi con 20 persone "singole", arrivi all'ultima lezione in grado di "caricarti", di ridere, di emozionarti in modo "collettivo", assolutamente. E senza aver frequentato seminari di team building.
Obiettivi e passioni comuni. Contatti fisici, non badge o pezzi di plastica da attivare in prossimità.
Guarda fisso negli occhi la persona che ti sta davanti.
Eppoi mi hanno insegnato che recitare significa esprimere quello che SEI non quello che sai FARE.
Sono cresciuto almeno un pò.
Grazie, Recremisi.
E' stata una bella esperienza. Una manciata di lezioni (una decina frequentate, da novembre a dicembre) di due ore con un gruppo di venti ragazze e ragazzi motivati.
Ci hanno insegnato a:
- sentirci l'un l'altro;
- concentrarci;
- improvvisare storie, definire problemi, immaginare soluzioni;
- essere altruisti sul palco;
- avere il senso dello spazio, delle prospettive e delle distanze;
- dare intensità allo sguardo, al tono di voce;
- raggiungere una sintesi nei gesti quando reciti, "asciugare" il paraverbale.
Sono flash che ti porti anche al lavoro e nei rapporti quotidiani con le persone.
Poi c'è la componente squadra. Te ne rendi conto alla fine: inizi con 20 persone "singole", arrivi all'ultima lezione in grado di "caricarti", di ridere, di emozionarti in modo "collettivo", assolutamente. E senza aver frequentato seminari di team building.
Obiettivi e passioni comuni. Contatti fisici, non badge o pezzi di plastica da attivare in prossimità.
Guarda fisso negli occhi la persona che ti sta davanti.
Eppoi mi hanno insegnato che recitare significa esprimere quello che SEI non quello che sai FARE.
Sono cresciuto almeno un pò.
Grazie, Recremisi.
martedì, febbraio 28, 2012
Decalogo per vivere la montagna
Decalogo per vivere la montagna d'inverno (in ordine sparso, scritto da uno che a sciare non ci va):
- evita luoghi affollati: snowboardisti ed imbranati sono sempre pericolosamente presenti ovunque pure nei luoghi di ristoro.
- se hai gli occhiali, procurati lenti graduate. Il sole fa malissimo con tutto quel bianco
- nota quanto kinder si consuma negli chalet e ricordati di prendere il numerino per tempo. Orari di punta per la consumazione del cibo: dalle 10 alle 13 (ininterrottamente).
- ricordati uno zainetto in cui mettere della frutta, dell'acqua e delle barrette.
- ricordati di chiedere la ricevuta quando affitti il materiale
- le ciaspole vanno strette bene. E' tanto difficile stringerle allo scarpone quanto per un bambino allacciarsi il polacchino.
- se l'animazione ti turba evita Elvis Payno.
- ricordati la cremina: se c'è tanto sole potrebbe essere imbarazzante ritornare viola in città
- usa un abbigliamento che non ti renda goffo nei movimenti
- non fare tanto sport: goditi il sole e l'aria pulita. Respira ed osserva.
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domenica, febbraio 12, 2012
Quanto sei felice in questo momento?
Quanto sei felice in questo momento?
Per rispondere dovreste prima leggere alcuni articoli sulla felicità apparsi nell'ultimo numero di HBR (gennaio-febbraio 2012).
Di seguito alcune considerazioni che mi sono appuntato e che possono essere spunti per alcune riflessioni:
Per rispondere dovreste prima leggere alcuni articoli sulla felicità apparsi nell'ultimo numero di HBR (gennaio-febbraio 2012).
Di seguito alcune considerazioni che mi sono appuntato e che possono essere spunti per alcune riflessioni:
- le persone non sono molto brave a prevedere ciò che le renderà felici e quanto durerà la felicità.
- Alcuni studi recenti ha dimostrato che pochissime esperienze condizionano il nostro stato d'animo per più di tre mesi perchè siamo bravi a creare una sorta di "felicità sintetica", a trovare cioè modi per essere ottimisti e ad adeguarci alle situazioni.
- La felicità sintetica è quella che produciamo in supplenza di una mancata soddisfazione mentre la felicità naturale si ha quando otteniamo quello che volevamo.
- Sentirsi felici anche se le cose vanno male non significa mentire a se stessi: piuttosto vuol dire scoprire cose che non si conoscevano finchè non si sono provati gli effetti della variazione -negativa- del proprio stato, o della vita.
- Infondere felicità nel lavoro significa gratificare i collaboratori su obiettivi che sono difficili da raggiungere ma non impossibili. La minaccia, al contrario, produce effetto a breve ma finisce per rendere mediocri (ed infelici) nel lungo termine
- Se si potessero riassumere in una parola le cause della felicità in letteratura, basterebbe pensare alla "socialità". Siamo la specie più sociale che esiste nella Terra.
- La frequenza delle esperienze positive ha un valore superiorle positivo rispetto alla intensità. Ci sentiamo bene e pensiamo che saremo felici se riusciamo giornalmente ad ottenere molte piccole soddisfazioni.
- La felicità che dervia dal successo è per definizione effimera perchè raggiunto un obiettivo in azienda, l'asticella si alza ancora. E'pur vero però che chi mantiene un approccio mentale positivo opera in modo più efficace.
- Bisogna però abituare il cervello a mantenere un atteggiamento mentale positivo con una sorta di allenamento giornaliero per almeno 3 settimane: segnarsi le cose che ti gratificano; o trovare del tempo per meditare; fare esercizio fisico quotidiano; annotare l'esperienza più significativa del giorno. Non importa quali di queste cose si sceglie di fare ma è importante farlo in modo sistematico.
- Per essere felice occorre gestire lo stress, non evitarlo. Per gestirlo scegliete un fattore che lo scatena e che si può controllare: definite un'azione concreta da intraprendere per ridurlo.
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martedì, novembre 08, 2011
Quasi tre ore al Politecnico di Milano
Quasi tre ore al Politecnico di Milano al convegno: "Business Intelligence universo in continua evoluzione" (la locandina qui) per ascoltare sempre le stesse cose.
Porto a casa solo alcuni spunti interessanti:
Altro concetto che mi appunto: la Business Intelligence è uno strumento di "situation awarness" (ti fa capire in che mondo stai giocando) riprendendo l'analogia con il "volo" .
Delusione: scarse idee, ripetitive, senza contesto. Sembra che la BI sia nata ieri. Non basta sventolare sempre la "social analysis" se poi nessuno ancora la fa.....
- attenzione agli impatti organizzativi
- è necessaria formazione continua agli utenti
- è indispensabile il commitment
- la BI è pervasiva
- la BI ha bisogno di semplificare il lavoro quotidiano
- la BI non èun progetto dei Sistemi Informativi
Porto a casa solo alcuni spunti interessanti:
- la survey condotta dal Politecnico di Milano indica che per il 2011 al primo posto tra i fattori di utilità della BI c'è una MAGGIORE EFFICIENZA DEI PROCESSI
- al primo posto tra i fattori di fallimento...indovinate un pò? MANCANZA DI COMMITMENT.
- chi promuove la BI in azienda? Sorpresa: AMMINISTRAZIONE E FINANZA batte il MARKETING/VENDITE che scivola al secondo posto. Il Dip. Risorse Umane è ultimo nell'analisi dei dati....
- priorità percepite: ATTENDIBILITA' e INTEGRAZIONE.
Altro concetto che mi appunto: la Business Intelligence è uno strumento di "situation awarness" (ti fa capire in che mondo stai giocando) riprendendo l'analogia con il "volo" .
Delusione: scarse idee, ripetitive, senza contesto. Sembra che la BI sia nata ieri. Non basta sventolare sempre la "social analysis" se poi nessuno ancora la fa.....
martedì, novembre 01, 2011
Io sono uno di quelli
Io sono uno di quelli che quando sul web vuole approfondire una notizia ed il link lo riporta ad un video, ci rimane male.
Io sono uno di quelli che in rete per conoscere era abituato al testo alla pagina di approfondimento fatto di paragrafi e composizione.Nessun contenuto multimediale. Il testo serve per studiare, per concentrarsi.
Le cose stanno cambiando. C'è sempre più contenuto " artistico" nei giornali online e negli strumenti di "impressione". Io lo uso il web per "sentire" e "vedere" e lo faccio per divertirmi (ora ascolto Ferro).
L'altro giorno pensavo alcune cose che lascio qui per rileggermi tra alcuni mesi:
Io sono uno di quelli che in rete per conoscere era abituato al testo alla pagina di approfondimento fatto di paragrafi e composizione.Nessun contenuto multimediale. Il testo serve per studiare, per concentrarsi.
Le cose stanno cambiando. C'è sempre più contenuto " artistico" nei giornali online e negli strumenti di "impressione". Io lo uso il web per "sentire" e "vedere" e lo faccio per divertirmi (ora ascolto Ferro).
L'altro giorno pensavo alcune cose che lascio qui per rileggermi tra alcuni mesi:
- Il sociale digitale (facebook e twitter) avrà sempre meno contenuto "intimo" , sempre meno riflessioni ed approfondimento e sempre più svago (foto, giochi, link a notizie del momento). Voglio dire che c'è una curva di apprendimento per facebook come per twitter. All'inizio ci metti del tuo, le impressioni, i tuoi ragionamenti sulla vita e sulle relazioni. Poi subentra la vendetta della tua intimità. Ed il web sociale diventa strumento per dimostrare. Ovviamente ci sono eccezioni a questo ragionamento. L'uso giornalistico di questi strumenti o per il business (fan page di uno scrittore, per esempio).
- Scrivere seriamente qualcosa significa svuotarsi e sacrificarsi. Se non è un saggio o un testo giornalistico, allora scrivi per esprimere o per far sognare. In entrambi i casi ci devi essere già passato tu prima, devi aver riempito il solco che separa la tua voce interiore con il dialogo con gli altri.
- Al lavoro più maturi e più alto è il numero delle risposte che devi dare e minore è il tempo a tua disposizione per valutare. E' aumentato lo stress e sono ridotte le strategie a disposizione. L'efficienza aumenta ma le cose che contano davvero le sanno fare in pochi.
giovedì, settembre 08, 2011
Mi domando
Mi domando e mi chiedono come mai pubblico tanto frequentemente post così carichi di emozione, nelle ultime settimane.
In realtà seguo quello che sento e lascio andare le emozioni.
Stamattina mentro andavo al lavoro ascoltavo alla radio "Non me lo so spiegare" di Tiziano Ferro.
Ecco, prendi le parole e le fai tue e hai voglia di farlo sapere al mondo quello che pensi e quello che provi e quello che desideri e quello che è stato.
E'come un tappo che salta. Qualcuno, qualcosa, un evento ti aiuta a buttare il tappo dell'inibizione e della noia. Non c'è pudore o scrupolo che possa limitarti dall'esprimere quello che hai appreso negli anni e quello che hai rielaborato con la sensibilità tutta tua.
Spesso elaboro segnali che ricevo dall'ambiente e li metto in parole; altre volte ricerco una canzone o una frase che si adatta al mio modo di sentire in quel momento.
Non è vero che ci si deve nascere con la sensibilità, per fare queste cose.
Ce l'abbiamo tutti, basta girarsi un pò dentro e pensare e parlare con se stessi e "guardare" curiosamente gli stimoli che arrivano.
E' fatica, è un giro a perdere. Ti senti bambino, ti senti vuoto, ti senti nudo.
Ma è bellissimo.
In realtà seguo quello che sento e lascio andare le emozioni.
Stamattina mentro andavo al lavoro ascoltavo alla radio "Non me lo so spiegare" di Tiziano Ferro.
Ecco, prendi le parole e le fai tue e hai voglia di farlo sapere al mondo quello che pensi e quello che provi e quello che desideri e quello che è stato.
E'come un tappo che salta. Qualcuno, qualcosa, un evento ti aiuta a buttare il tappo dell'inibizione e della noia. Non c'è pudore o scrupolo che possa limitarti dall'esprimere quello che hai appreso negli anni e quello che hai rielaborato con la sensibilità tutta tua.
Spesso elaboro segnali che ricevo dall'ambiente e li metto in parole; altre volte ricerco una canzone o una frase che si adatta al mio modo di sentire in quel momento.
Non è vero che ci si deve nascere con la sensibilità, per fare queste cose.
Ce l'abbiamo tutti, basta girarsi un pò dentro e pensare e parlare con se stessi e "guardare" curiosamente gli stimoli che arrivano.
E' fatica, è un giro a perdere. Ti senti bambino, ti senti vuoto, ti senti nudo.
Ma è bellissimo.
venerdì, agosto 12, 2011
Amore e basta
Un amore che è nell'aria, nostalgico di ricordi inopportuni. E' fastidio dell'anima per i tempi che più non sono. Si accompagna ad un sibilo di parole veloci di un vecchio senza potere ma ancora molto saggio.
Guardo in controluce le spalle di una ragazza che si stringono per rifuggire dalle gocce di un mare freddo ma bellissimo.
C'è vento, chiudo gli occhi. Li riapro attorno ad uno sciame di individui che avvolge di rumore strade e spiagge e bar.
Poi ancora frutta. Un odore nascosto dentro ai furgoni in angoli di strada, il sapore ricostruito da simulati gesti di venditori senza coscienza fatti solo di canotte e ciabatte, capaci solo di un "e poi?". Quantità sprecata costruita per bagnanti illusi.
Mi diverte perdermi tra la gente perchè è un esercizio che inganna e confonde la mente. La mia ombra si stanca di seguirmi e mi sbriciola tra le dita ricordi di voluttà.
Penso a quello strano modo di implorare senza dignità un Amore e Basta.
Lascio che il tempo passi ed assorba il senso liquido di una conclusione annunciata.
Non smettere mai di sognare ancora quei giorni di cuore elastico.
Guardo in controluce le spalle di una ragazza che si stringono per rifuggire dalle gocce di un mare freddo ma bellissimo.
C'è vento, chiudo gli occhi. Li riapro attorno ad uno sciame di individui che avvolge di rumore strade e spiagge e bar.
Poi ancora frutta. Un odore nascosto dentro ai furgoni in angoli di strada, il sapore ricostruito da simulati gesti di venditori senza coscienza fatti solo di canotte e ciabatte, capaci solo di un "e poi?". Quantità sprecata costruita per bagnanti illusi.
Mi diverte perdermi tra la gente perchè è un esercizio che inganna e confonde la mente. La mia ombra si stanca di seguirmi e mi sbriciola tra le dita ricordi di voluttà.
Penso a quello strano modo di implorare senza dignità un Amore e Basta.
Lascio che il tempo passi ed assorba il senso liquido di una conclusione annunciata.
Non smettere mai di sognare ancora quei giorni di cuore elastico.
martedì, marzo 08, 2011
La mia testa, i miei occhi
La mia testa, i miei occhi di una giornata di sole pieno:
- stazione di Ancona: un'agenda ferma al 20 gennaio, piena di titoli di canzoni da suonare per un barbone di mezza età che strimpella con la chitarra in un bar di altro tempo.;
- tutto il volume per Giusy Ferrero che mi ricorda Milva: mi piace l'idea del mare immenso e del cuore che spara dolore e dell'amore e dell'Immenso;
- chi va e chi resta. La solitudine in mezzo a tanti e la testa ed il tempo che devono essere riempiti per non fermarsi. Palazzi fatti di celle con freddo e calore e due mani che si sfiorano;
- le mie principesse ballerine che corrono in mezzo a maschere buttate e caldo e profumi e smalti e dolci. Altre faccie, stessa identità. Allo specchio vedo mio padre: chi siamo, in fondo?
- donne fortissimamente fragili e uomini che dissimulano sicurezza. Visi stanchi dal tempo con tanta voglia di sorridere. Frammenti di vita non stabile che riconosci essere la stessa ovunque, senza spazio nè tempo.
IO sono. Non so chi. Amo. Vivo. Sono solo o forse NO.
lunedì, settembre 20, 2010
La penna bianca
La penna bianca ad inchiostro liquido sullo sfondo nero è veramente affascinante. Mi fermo a guardare le geometrie della mia scrittura (che bella non è stata mai, davvero) e mi vengono in mente gli appunti di mia madre quando mi correggeva i compiti a casa.
E' passato un anno esatto dall'ultima volta che ho scritto nella mia vera bacheca. Ho ripreso ora semplicemente perchè ne avevo la volontà e la necessaria concentrazione.
O magari uno che, saltando il fosso, guarda indietro.
E' passato un anno esatto dall'ultima volta che ho scritto nella mia vera bacheca. Ho ripreso ora semplicemente perchè ne avevo la volontà e la necessaria concentrazione.
- In un anno sofia è diventata più vecchia e forse anche io (il numero di capelli bianchi è un indicatore quantitativo affidabile in questo senso);
- in un anno alcune cose sono diventate più ampie e dilatate e meno controllate ma più intense come la tristezza e la gioia;
- in un anno ho travasato il tempo dedicato alle cose che "andavano" fatte e l'ho impiegato nel fare le cose che "volevo" realmente fare per me e per gli altri;
- in un anno mi sono reso conto che all'improvviso tutto può andare più veloce di quanto hai mai immaginato e che la vita non è dritta ma è fatta a binari (paralleli);
- in un anno ho sperimentato che il 70% delle cose materiali che avevo in realtà non servivano a nulla;
- in un anno ho cambiato profilo, ho cambiato organizzazione, ho mutato competenze pur rimanendo nella stessa azienda Ho capito che le relazioni vanno coltivate partendo da chi lavora e chi conosce i sistemi. Ho capito che scindere la parte di analisi dalla realizzazione del progetto è spesso pericoloso. Ho capito che c'è voglia di relazione, di comunità, di socialità, ma a tempi e modi che sono decisi da ognuno e soprattutto non vanno imposti. Ho capito che c'è ancora chi vuole sentire il parere di un legale prima di distribuire un blog o wiki in azienda.
- dopo vari tentativi in un anno ho finalmente capito che Sveva deve provare ad andare a cavallo: l'odore dello sterco e l'umidità e le carote ed la presenza del puledro gigante e forte le daranno consapevolezza e responsabilità.
- la calma per elaborare e considerare e studiare ed aspettare che la concentrazione prenda il sopravvento sulla frenesia di essere ovunque;
- il tempo per assorbire le scosse che ricevi quando abbracci le tue figlie mentre provi a misurare loro le scarpe o inventare accostamenti di tessuti improbabili.
O magari uno che, saltando il fosso, guarda indietro.
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